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| Facciamo una pubblicazione elettronica: Neobook - Il terzo strumento è quello più originale cioè lo strumento bottone: con esso possiamo creare, sempre sulla nostra pagina, delle zone "calde" o sensibili, cioè che reagiscono se col mouse vi clicchiamo sopra. E la reazione la decideremo noi scegliendola tra le tante previste dal programma. Ecco l'elenco di tutte quelle disponibili: targhetta, fumetto, durata,, comando dos, esci, trova, Vai a pagina, prima pagina, ultima pagina, indietro, avanti, immagine, menu, esegui flic(animazione), esegui suono, stampa testo, emetti tono, mostra figura, torna a pagina, cicalino, finestra testo. Imparando a conoscere e ad usare queste "azioni" coi bottoni disposti con cognizione di causa sulle pagine del nostro documento possiamo costruire delle realizzazioni multimediali di tutto rispetto. In particolare vengono abbastanza facilmente pubblicazioni tipo depliant o chiosco informativo. La mancanza di un opzione appropriata per le parole calde può infatti essere facilmente aggirata con la costruzione di bottoni invisibili o trasparenti che possiamo sovrapporre a immagini e parole cliccando sulle quali provocheremo l'azione collegata al bottone. Una volta capito come si fa si è in grado di creare ipertesti anche di notevole impatto, vista la facilità con cui il programma permette di integrare testo e grafica sulla stessa pagina. Per questo dobbiamo usare il successivo strumento della tavolozza.
Figura 5. Se scegliamo di inserire una figura, dopo la scelta dello strumento e la tracciatura del solito riquadro col mouse, vedremo aprirsi un riquadro dove ci sarà data la possibilità di scegliere il file immagine già esistente che vogliamo compaia nel riquadro appena tracciato. In questa versione di Neobook per dos (lultima di cui siamo a conoscenza) vedete che i formati di file supportati sono tre, ma il terzo è un file di animazione come dovremmo ormai sapere. Le vewrsioni predenti invece del formato .BMP supportavano il formato .Gif ma poi ci fu il tentativo di Compuserve di farsi pagare per lutilizzo di questo formato e allora le cose si sono evolute in questo senso. Nella figura vedete anche come il programma riconosca tutte le memorie di massa collegate in quel momento alla macchina (F: in questo caso era un disco rimovibile Zip su porta parallela) - Lo strumento "immagine", simbolizzato da un qualcosa che assomiglia ad un francobollo ci permette appunto di collocare sulla nostra pagina le immagini. Qui purtroppo si apre un capitolo abbastanza complesso per gli utilizzatori di Pc, perchè se non si è avvertiti della complessità del problema si può facilmente andare incontro a delle (piccole) delusioni.
A questo punto nella stesura originale di questi appunti seguiva una lunga digressione sulle problematiche della grafica su Pc legato allevolversi delle schede video. Il tutto è stato spostato in appendice, ma se il seguito non risultasse chiaro potete leggervi questa lunga appendice. Lo strumento immagine ci permette di tracciare sulla nostra pagina un riquadro delle dimensioni desiderate e poi ci verrà chiesto di indicare, cercandola nelle varie directory del nostro hard-disk l'immagine che dovrà comparire nel nostro riquadro. A questo punto l'immagine viene visualizzata e potremo trovarci di fronte a tre casi di cui uno assai improbabile: - a. l'immagine entra esattamente nel riquadro tracciato, capite che si tratta del caso improbabile, - b. l'immagine è più grande del nostro riquadro, caso più probabile soprattutto se abbiamo scelto immagini standard e in alta risoluzione. Allora agendo sui punti di aggancio della nostra cornice potremo allargarla fino a mettere in mostra tutta la figura o tutta la parte della figura che ci interessa. - c. se invece l'immagine è più piccola del riquadro tracciato vedremo il programma riempire la parte mancante con colori casuali. Anche qui risolveremo la situazione adattando la cornice all'immagine. Troppo macchinoso? Può sembrare, ma poi invece non è così, soprattutto se ricordiamo che in partenza il programma Neobook voleva essere un programma "leggero" nel prezzo e nell'onerosità di apprendimento (per convincersi di questultima affermazione basta guardare al manuale, un libretto di 90 pagine). In effetti ci sono alcuni programmi che automaticamente ridimensionano le figure alle esatte misure della finestra tracciata (se usano le famose immagini .WMF più volte ricordate). Questo avviene soprattutto per programmi Windows ed in effetti è molto comoda nel senso che possiamo tenere nei nostri archivi immagini in formato standard (ricordate il 640x480?) e poi vederle adattarsi automaticamente alle nostre bisogna. Ma qui siamo fuori da Windows e bisogna arrangiarsi. Un modo per arrangiarsi è quello di usare i già ricordati programmi convertitori che sono anche programmi ridimensionatori infatti basta indicare la risoluzione che vogliamo ottenere e in un attimo la cosa è fatta. L'unico inconveniente è che per una stessa immagine alla fine ci ritroviamo con parecchie versioni e rischiamo di riempire in fretta l'hard-disk.
In effetti è questa una delle ragioni per cui negli hard-disk c'è stato un grande incremento delle dimensioni. Con dei file di testo i 20 o i 40MB che andavano di moda sei o sette anni fa sarebbero comunque più che sufficienti anche oggi. Normalmente quando si riducono le dimensioni di una figura o immagine si perdono alcune informazioni anche se il degrado qualitativo non è notato proprio per il diminuire delle dimensioni (tutti voi avrete fatto l'esperienza di dire, "ma come si vede bene su questo televisorino!" mentre in effetti si tratta solo della dimensione dei pixel che sono più piccoli ed anche avvicinandoci molto allo schermo non riusciamo a separarli, cosa molto più facile su uno schermo grande). A riprova che il computer non ha magie e non ha una sua intelligenza, se reingrandiamo l'immagine queste informazioni non ritorneranno automaticamente perchè esse sono andate perse. Le possiamo però recuperare se abbiamo ancora l'immagine di partenza. Un buon comportamento è quello di conservare le immagini importanti nel formato standard e farne copie più piccole delle dimensioni che ci servono che dopo luso in Neobook potremo anche cancellare. In ogni caso, al di là della regola standard appena annunciata, a seconda dei lavori si possono adottare varie strategie soprattutto se ricordiamo che le dimensioni standard vanno bene per le immagini televisive cioè quelle catturate con un dispositivo che si chiama digitalizzatore o frame grabber. Per le fotografie o le diapositive tutti sappiamo che a seconda dei soggetti basta inclinare la macchina fotografica ed ecco che abbiamo un immagine che non si adatta alle dimensioni standard degli schermi di televisioni o monitor. Per i disegni o le illustrazioni prodotte in altri modi il problema è ancora più complesso e vario. Lo strumento per mettere nella memoria del computer immagini di questo tipo è lo scanner e qui bisogna fare una certa pratica. Alcuni programmi permettono di ridimensionare le immagini al di là delle loro dimensioni originali. Con alcuni soggetti, a volte anche fotografici, una certa forzatura sulle dimensioni per rientrare negli standard è perfettamente accettabile, con altri assolutamente improponibili. Altro discorso va fatto per le immagini generate direttamente da programmi di computer come ad esempio il conosciuto Kid Pix oppure Paint di Windows o ancora i famosi e costosi Corel Draw, Adobe Photopaint, Aldus Freehand o i più economici e diponibili nel nostro laboratorio Neopaint per Dos e Fine Artist per Windows. Qui la risoluzione, la palette e le dimensioni vengono scelte dall'utilizzatore che spesso non pone la necessaria attenzione a queste scelte salvo poi doversene rammaricare al momento dellutilizzo dei propri capolavori, ma niente paura abbiamo sempre i nostri programmi convertitori e ridimensionatori. E questa osservazione fatta per i programmi di disegno vale anche per il nostro Neobook. Quando noi lo lanciamo esso ci propone di usare la combinazione risoluzione&palette che lui crede sia più conveniente per il computer medio. Tanto per capirci sui nostri computer proporrà di usare il 640x480 a 16 colori, starà a noi forzarlo (tramite lopzione apposita) a 640x480 a 256 colori su quei computer dove la cosa è possibile. Ma naturalmente sarà in grado di visualizzare anche tutte le risoluzioni standard inferiori, ad esempio 320x250 a 2 colori, che è proprio il minimo ed è come lavorare col vecchio ciclostile o quasi. Se noi ad esempio vogliamo usare nel nostro progetto delle fotografie per le quali non possiamo o vogliamo rinunciare ai 256 colori potremmo decidere di lavorare a 320x250 se non vogliamo rinunciare a far girare il frutto del nostro lavoro anche su computer un po' datati. Cosa significhi comunque in termini qualitativi lavorare a 640x480 o a 320x240 possiamo vederlo lavorando su KidPix nel nostro laboratorio dove apposta è stata impostata una risoluzione su alcuni computer e l'altra su altri. Se scegliamo la 640x480 a 256 colori sui computer che la permettono non vuol dire che poi quello che facciamo non girerà su quelli che questa combinazione risoluzione&palette non supportano. Neobook la farà girare ma in modo "degradato" cioè convertendo al volo in modo un po' approssimativo le nostre preziose fotografie a 256 colori a soli 16 colori. Per la mia esperienza questo lavoro è meglio farlo fare prima ai nostri programmi convertitori, ma in ogni caso è sempre meglio fare delle prove. I casi e le combinazioni da prevedere sono molte a seconda dei progetti. Ad esempio se sto usando una risoluzione bassa non riuscirò mai a far stare su una pagina un'immagine in alta risoluzione anche allargando la finestra al massimo, se viceversa sto usando una risoluzione alta l'uso di un'immagine in bassa risoluzione avrà come effetto un rimpicciolimento della medesima che risulterà un quarto di quello che ci aspettavamo e potrebbe così risultare inferiore alla bisogna (e magari anche presentare unalterazione di colori causata da un disadattamento di palette). Meglio fare un po' di prove all'inizio e magari impostare nelle preferenze (ne parleremo più avanti) uno dei nostri convertitori per dos come programma di elaborazione immagini. Sperando che nessuno si sia perso per strada tra tutte queste considerazioni e numeri proseguiamo con gli altri strumenti della tavolozza di Neobook. - Troviamo allora lo strumento rettangolo. Esso funziona esattamente come l'analogo tool dei programmi di disegno. Col mouse puntiamo al vertice sinistro in alto, poi trasciniamo fino al vertice destro in basso, rilasciamo e avremo ottenuto un perfetto rettangolo. Esso potrà servire per creare riquadri, cornici ed altre cose. - Simile ad esso è l'altro strumento ellisse. Qui con tecnica analoga possiamo ottenere figure tondeggianti. - A complemento di questi due abbiamo poi lo strumento linea retta. Unendo questi tre strumenti potremo fare della grafica elementare ma il loro vero scopo non è questo bensì permetterci di creare al volo riquadri colorati, cornicette, separatori ed altre amenità che rendono gradevole una paginetta video. Con un po' di pratica impareremo a dare profondità ai nostri oggetti creando effetti tridimensionali ecc... Ovvio che chi ha occhio artistico o pratica tipografica saprà trarre il meglio anche da attrezzi così semplici.
Figura 6. Ecco il requester aperto dallo strumento "titolo". Esso va usato in unione con la parte destra della tavolozza dedicata alla scelta dei font che devono comparire nei vari oggetto che andiamo componendo sulla nostra pagina.
- Quando parlavo di riquadri pensavo anche all'ultimo attrezzo a nostra disposizione, l'attrezzo "titolo". In effetti lavorando con Neobook avrete già capito che bisogna organizzare le cose in anticipo ma nel disporre testo e grafica sulla pagina è molto comodo poter approntare al volo titoletti, didascalie, collegamenti, note o altro. A questo provvede appunto quest'ultimo strumento che, fatta la scelta, dopo il primo clik col mouse apre un requester dove potremo inserire il nostro breve testo. E qui lasciatemi inserire una chicca tecnica che lavorando con Neobook può risultare utile. Per inserire un "a capo" nel nostro titolo dovremo usare la ~ o "tilde" uno dei caratteri ASCII che si ottiene tenendo premuto il tasto ALT e digitando sul tastierino numerico il numero 126. Essa nel caso del titolo serve per lo "a capo" ma in altri casi svolge funzioni più importanti come il permettere di associare due o più azioni ad uno stesso pulsante o bottone. Qui termina l'elenco degli strumenti messi a disposizione dalla tavolozza, ma sotto di essa troviamo ancora un altro simbolino che clikkato permette di far vedere altri strumenti della tavolozza o meglio delle opzioni che possono caratterizzare il funzionamento degli strumenti stessi. La parte superiore di questa nuova zona e dedicata al colore degli oggetti. Ad esempio se voglio preparare un bottone o pulsante azzurro dovrò aver attivato qui il colore azzurro scelto appunto dalla palette impostata al lancio del programma (16 o 256 colori tanto per capirci), lo stesso se voglio preparare un riquadro colorato o tracciare righe colorate. Qui troviamo anche la possibilità, già accennata, di fare dei bottoni trasparenti in quanto potremo scegliere la modalità "vuoto", cioè l'oggetto esiste ma io non lo vedo, però potrò accedere alle azioni che ad esso ho associato per cui potranno diventare "calde" o attive parole o immagini a seconda delle scelte che vorrò fare. Sempre in questo riquadro potrò anche scegliere un tipo di trama da mescolare col colore ottenendo così un'infinità di combinazioni espressive soprattutto se lavoro con la palette di 256 colori. La parte centrale del riquadro riguarda lo spessore degli strumenti grafici e anche qui esiste la possibilità di usare il "nessuno" o virtuale cioè esiste ma non si vede. Potrò così decidere lo spessore delle linee, dei cerchi dei contorni dei bottoni e delle finestre oltre naturalmente a loro colore scelto nella parte superiore. Con un po' di pratica si può ad esempio imparare a dare spessore tridimensionale ai nostri oggetti. La parte inferiore invece dà la possibilità di scegliere il font da usare quando con gli altri strumenti sto usando del testo. Questo naturalmente in unione al colore che potrà essere uno qualunque della palette. La flessibilità dell'insieme è comunque notevole e viene ottenuta senza sforzi particolari di apprendimento da parte dell'utente. Tutti gli effetti possono essere impostati con pochi colpi di mouse. L'unico accorgimento tecnico è la Tilde che una volta imparata non si dimentica più (e viene usata anche in altri programmi di ipertesti). Lasciando perdere la parte di organizzazione e preparazione del contenuto che spero sarà chiaro per tutti è la parte più importante di ogni impiego di Neobook, e di cui ci occuperemo (speriamo!) dal vivo nel nostro corso riassumiamo qui i passi tecnici necessari per produrre qualsiasi cosa con Neobook. - Dopo il lancio del programma ci dovremo occupare, la prima volta, di settare (ormai a questi neologismi vi sarete rassegnate, qui dalla parola inglese setup è nata unintera famiglia di parole che hanno attinenza con limpostazione, di una macchina, di un programma, di unopzione, di un comando ecc...) le preferenze (nel menu opzioni) che sono suddivise in: monitor che è il discorso delle risoluzioni fatto sopra e che varierà a seconda di cosa il programma ha visto o meglio crede di aver visto nella vostra scheda video e anche dalla versione del programma che stiamo usando. Directory che vuol dire poter impostare programmi esterni, preferibilmente dos, con cui potremo lavorare sui testi, sulle immagini, sui suoni, sulle animazioni e scegliere i set di caratteri che vogliamo usare a cui noi potremo accedere tutte le volte che con gli altri strumenti a disposizione avremo a che fare con le cose su elencate. Ad esempio se vogliamo usare un suono ma esso non ci soddisfa possiamo scegliere di modificarlo e Neobook lancerà per noi il programma che abbiamo qui indicato. Una volta fatto il lavoro basterà uscire dal programma e ci ritroveremo in Neobook e potremo continuare il nostro lavoro. Se non indichiamo qui nessun programma Neobook accederà automaticamente a Edit del Dos per il trattamento testi e userà il suo set di caratteri originari. Se durante l'installazione ha trovato il programma della stessa casa software Neopaint esso verrà impostato per il trattamento delle immagini. Il terzo bottone delle preferenze è "varie" e riguarda soprattutto l'uso della memoria e conviene lasciare le impostazioni che il programma si è dato durante l'installazione, ma esistono anche opzioni più voluttuarie quale la possibilità di invertire i bottoni del mouse (cioè usare il bottone destro per le selezioni - non ho mai capito a cosa serva ma probabilmente esiste gente a cui vien meglio usare il tasto destro) oppure attivare o disattivare un bip di avvertimento nel caso tentiamo di fare operazioni scorrette e altro su cui non è il caso di intervenire. A questo punto andiamo nel menu libro e scegliamo IMPOSTA LIBRO. Qui si aprirà un menu dove potremo fare ulteriori scelte abbastanza importanti: ancora una volta un riquadro riguardante il discorso dimensioni/colori dello schermo e qui scopriamo che Neobook ci permette di lavorare in un modo e impostarne un altro per i risultati finali cioè per le pubblicazioni che vogliamo creare quando esse saranno usate. Forse è una finezza che può confonderci ulteriormente le idee ma fa parte delle potenzialità del programma. La seconda opzione riguarda l'uso del tasto escape che conviene lasciare attivato ed imparare ad usare. Per esempio mentre sto creando la mia pubblicazione è bene ogni tanto controllare se essa sta venendo come voglio; per fare questo sempre dal menu libro dovrò scegliere LANCIA e allora mi trasformerò da autore a fruitore e potrò vedere se tutto va per il meglio. Per continuare il lavoro dovrò però tornare alla modalità autore e questo potrò ottenerlo usando appunto il tasto escape. Una terza scelta riguarda i tasti pagina su, pagina giù, fine, home. Il programma la propone attivata a conviene lasciarla tale anche se non siamo abituati ad usare questi tasti come appunto capita al sottoscritto. Gli altri due tasti successivi riguardano la possibilità di usare il programma (come fruitori) senza mouse ma solo con la tastiera e sebbene la cosa non sia raccomandabile (infatti in genere il programma non la propone attiva) essa è possibile. Un'ulteriore scelta riguarda la possibilità di impostare per il modo fruitore il ritorno alla pagina copertina o prima pagina dopo un certo tempo di inattività del computer stesso. Si tratta di un'opzione utile se si vogliono preparare pubblicazioni tipo chiosco informatico; l'eventuale fruitore potrà lasciare la pubblicazione in qualsiasi stato dopo aver trovato le informazioni che gli servivano e il successivo la troverà nuovamente in ordine e pronta all'uso. Per ultimo potremo inserire il nome dell'autore della pubblicazione cosa che è sempre utile. Fatte queste scelte per il libro dovremo ragionare se ci conviene usare la pagina tipo cioè preparare una pagina (il bottone centrale della tastiera tipo videoregistratore che troviamo a destra sulla barra menu della modalità autore). La pagina tipo non compare nella pubblicazione ma, se abbiamo degli elementi che vogliamo in tutte le pagine, allora è meglio crearli qui e automaticamente li avremo su tutte le pagine che andremo a creare. Una grande comodità da usare con oculatezza. Poi andremo alla pagina uno e potremo incominciare ad assemblare su di essa i nostri elementi usando la tavolozza. Se ci riescono male potremo intervenire colle voci del menu ELABORA. Le prime voci di questo menù sono le solite che troviamo anche negli elaboratori di testi ma le più interessanti sono le ultime in particolare REGOLA OGGETTI e MODIFICA OGGETTI. La prima attiva una griglia in modalità autore a cui si agganceranno le dimensioni e le posizioni degli oggetti creati in modo da avere sempre una disposizione ordinata e corretta al millimetro. La seconda si impara ad apprezzarla dopo un po, soprattutto in unione con duplica e copia dello stesso menu: con essa potremo riutilizzare gli oggetti moltissime volte e in diversi contesti senza doverli sempre ricreare da zero. Quando il lavoro ci soddisfa andremo al menu libro e sceglieremo la voce LANCIA per vedere se tutto funziona come previsto. Tornati con esc al modo autore aggiungeremo le varie pagine che ci servono usando il menu PAGINA in particolare INSERISCI ma è importante anche la voce ATTRIBUTI che ci permette di fare pagine di colore, trame, sfondi diversi. Alla fine del lavoro, dopo aver fatto a fondo la verifica di funzionamento con il comando LANCIA, potremo, quando siamo sicuri di aver raggiunto ciò che volevamo (ricordate che lordine delle pagine può essere modificato e il programma mette a disposizione in varie opzioni laccesso ad una miniaturizzazione della sequenza delle pagine stesse) , usare un'altra opzione del menu libro che è COMPILA. A questo punto Neobook ci pone alcune domande relative al nome e a sue modalità di lavoro e poi trasforma la nostra pubblicazione in un file.exe che girerà su qualsiasi computer anche se su di esso non è disponibile Neobook. E scusate se è poco! Naturalmente le dimensioni di questo file .exe dipendono molto dal materiale che avremo utilizzato cioè se avremo utilizzato solo testo avremo dei file di dimensioni ridotte, se invece avremo utilizzato tante immagini e magari con tanti colori il file avrà dimensioni ragguardevoli. E allora capite perchè oggi vadano di moda i CDRom invece dei dischetti.... invece di 1,4Mb abbiamo circa 600Mb memorizzabili per pezzo. Molte scuole hanno già prodotto i loro CdRom, forse anche noi tra qualche tempo.... E' una delle cose che turba i sonni degli editori scolastici perchè se consideriamo che fare dei cdrom oggi è alla portata di chiunque o quasi.... Per loro fortuna quello che mancano ancora sono numeri sufficienti di computer per scuola, ma se un certo trend verrà mantenuto tra qualche decennio... Se poi di tutti i miliardi che Berlinguer sembra voler far piovere nelle scuole sotto forma di attrezzature informatiche qualcosa arriverà anche alla nostra direzione non è detto che in uno dei prossimi corsi avremo come meta la preparazione di un bel CDRom in cui magari useremo ancora il nostro valido Neobook.
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